Er Papa nòvo

IMG_20130314_094204Il Video della Elezione di Francesco I

Da che mondo è mondo il Romano vero è colui che vive a Roma per lo meno da 7 generazioni e qui tutti i suoi padri sono nati.

Da che mondo è mondo il Romano più vero è “er Borghiciano”, il Romano che ha vissuto all’ombra “der Palazzo” e che meglio incarna il rapporto viscerale ed umorale, di odio ed amore, che esiste tra il Romano e la Chiesa, il Vaticano, “li zì Preti”.

Da che mondo è mondo un Romano “Borghiciano” come me,  discendente di “Borghiciani” da più di 7 generazioni, non può mancare ad un appuntamento che, con tutto il rispetto per i presenti ed i futuri eredi di Pietro, vorrebbe vedere almeno 20 o 30 volte nella vita…quell’appuntamento con quella frase che per un Romano assume un significato del tutto particolare: “habemus papam”! Quella frase che accompagnava le speranze e le paure di una città per lustri (e la cosa sembra ancora non sia finita) “ostaggio” della Curia, di un popolo la cui vita era legata a doppio filo alla figura del Pontefice, per tutto il tempo dello Stato Pontificio ai tempi del PapaRe. Perchè se era vero che “morto un Papa se ne fà ‘nartro” era pure vero che “er peggio nun mòre mai”…e che le sorti dei romani potevano prendere strade profondamente diverse a seconda del Papa nuovo…

Ma queste sono storie di altri tempi…mi auguro, per me e soprattutto per i miei figli, che io e mio padre possiamo ascoltare ancora e poi ancora questa frase…ed essere lì, ieri sera, conferma che la testimonianza viva di un Romano alla elezione di un Papa è e rimarrà per sempre un fattore genetico al quale non potrà mai sottrarsi…

ER BORGHICIANO (Giggi Zanazzo – Li quattro mejo fichi der bigonzo – 1881)

So’ bborghiciano, so’: nun ero nato
che bbazzicavo ggià ddrento Palazzo:
mi’ padre me ce messe da regazzo
e, ggrazziaddio, ciò ssempre lavorato.

Pe’ ffatigà, fratello, ho ffatigato;
da fanello ero sverto com’u’ razzo;
ma da un ber pezzo in qua nu’ mme strapazzo;
perchè sso’ vvecchio e mm’hanno ggiubbilato.

Bàzzico er Vaticano tutt’er giorno,
conosco er papa, so li fatti sui,
e ddé quelli magnoni che ccià intorno.

Pe’ mme, ‘nsino che ddura è ‘na cuccagna
ma nun sia mai me se morisse lui,
o possino scannà’, ccome se magna?

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