“Boia” di un destino…

IMG_20121123_161216La vita spesso ci mette a dura prova ed alcune volte ci tira degli scherzi tremendi… questa è una di quelle volte in cui la realtà è riuscita a superare l’immaginazione, una di quelle coincidenze che neanche il migliore scrittore di romanzi “noir”, forse, avrebbe potuto prevedere.

La cosa tremenda è che non stiamo sfogliando un racconto, ma stiamo rileggendo la storia della nostra vita, quella storia che dovremmo non dimenticare mai. E capita, così, che la notte in cui la salma di Erich Priebke (il “Boia delle Fosse Ardeatine”) lascia Albano (dove era stata trasportata per le esequie da Roma), ingiuriata ed insultata dai figli della cittadina insignita della medaglia d’argento al merito civile per la Resistenza nella Seconda Guerra Mondiale, è quella stessa maledetta notte in cui, nel 1943, 1.259 persone della comunità ebraica romana (207 bambini, 363 uomini e 689 donne) vengono rastrellate dai soldati tedeschi della Gestapo nel ghetto di Roma, tra Via del Portico d’Ottavia e le strade adiacenti.

Strano tragico “scherzo” del destino, 70 anni dopo la deportazione del Ghetto di Roma: ma i Romani ed i cittadini di Albano, ancora una volta, hanno detto NO alla canaglia nazista, al revisionismo storico ed hanno mantenuto viva la memoria.

Nella motivazione dell’Onoreficenza alla città dei Castelli si legge: “La popolazione offrì un’ammirevole prova di generoso spirito di solidarietà, prodigandosi nel recupero dei morti e nel soccorso dei feriti. Splendido esempio dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche”, quella solidarietà, quella generosità, quelle virtù che abbiamo invano atteso dal “Boia” dalla fine della Grande Guerra. Nell’intervista che Erich Priebke ha rilasciato in occasione dei suoi 100 anni (il 29 luglio 2013) e che il suo avvocato ha reso pubblica il giorno della morte, vengono pronunciate parole che devono rimanere impresse nella memoria, parole che pesano come macigni: “Nei campi di concentramento non c’erano camere a gas (…) ma solo immense cucine. Già durante la guerra gli alleati hanno cominciato a fabbricare false prove sui crimini nazisti”.

La negazione di crimini efferati, ancor più dolorosa degli atti immondi compiuti 70 anni fa: e proprio ieri la commissione Giustizia del Senato ha approvato il Disegno di Legge che istituisce il reato di “negazionismo” (reato che potrà essere introdotto nell’articolo del codice penale che già prevede il reato di apologia). Un piccolo grande passo di civiltà per la difesa dei diritti civili e della memoria.

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