Scuola: gli opposti che potrebbero attrarsi

tagli-scuolaDue fatti diametralmente opposti, due fatti che riguardano i giovani, i nostri figli e che un domani potrebbero vederli, nel bene e nel male, protagonisti.

Di solito quando ci domandano quale notizia preferiremmo ricevere prima, tra “quella bella e quella brutta”, quasi tutti scegliamo, forse un po’ per timore, iniziare da quella brutta.

Ebbene, sta facendo il giro del web e dei social network il video della “ragazza bulla” che picchia, all’uscita dalla scuola, la rivale in amore davanti a compagni del tutto inerti, anzi, indaffarati a filmare il grottesco evento incitando alla violenza come dinanzi ad un rito tribale di primitiva memoria. Sembra superflua la condanna dell’accaduto, ma secondo me, come genitori, dovremmo riflettere profondamente sull’aspetto “mediatico” della vicenda. Non basta mai, infatti, educare i nostri figli al rispetto per il prossimo (persino per coloro che possono averci fatto anche solo un piccolo “sgarbo”): il nostro dovere morale è quello di censurare le immagini che scorrono sui telegiornali e su internet (persino nelle ore di fascia protetta) tenendole lontane dagli occhi dei nostri figli, specialmente di quelli più piccoli. Non solo per la crudezza della situazione, ma anche per evitare quell’effetto di emulazione che si può generare nelle piccole menti che, ormai troppo frequentemente, ricevono le immagini televisive come una lezione, un esempio da ripercorrere. E’ per questo che dovremmo sempre di pù esigere, soprattutto in una scuola pubblica che si sta sempre più depauperando, il ritorno all’insegnamento della “educazione civica”, delle regole di etica elementari, anche attraverso attività extracurriculari da inserire nei Piani di Offerta Formativa degli Istituti scolastici. L’insegnamento alla condivisione, alla tolleranza, al rispetto della diversità, alla partecipazione, al non rimanere indifferenti davanti ad avvenimenti che esigono un intervento pronto e razionale.

Ed è appunto questa la fattispecie della seconda notizia che circola in queste ore. Grazie appunto ad uno di questi “corsi paralleli” che si svolgono di frequente nelle nostre scuole (ricordiamo il corso sulla disostruzione della Croce Rossa nell’Istituto scolastico del Quarto Miglio) che un bimbo di nove anni ha potuto salvare la famiglia da una fuga di gas in appartamento.

La storia, a lieto fine, nasce proprio da una lezione fatta alla quarta elementare dell’istituto comprensivo di Monfalcone. E’ in questa occasione che Alessio impara come ci si deve comportare in caso di fuoriuscita di gas, applicando alla perfezione gli insegnamenti ricevuti. Mentre tutti i familiari (mamma, papà e due sorelline) già hanno perso i sensi, Alessio agisce nel modo giusto. “Venivo da una stanza pulita. Mi sono tappato il naso, ho aperto le finestre, ho portato fuori dalla cucina l’altra mia sorellina, Sabina, tre mesi”. Ormai solo, il ragazzino afferra il cellulare e chiama l’ambulanza, poi esce ad aspettare. “Mi sono solo ricordato di quello che ci aveva detto la preside in classe, a quella lezione”.

Quanta differenza tra le due storie, ma una sola consapevolezza. In un momento in cui le famiglie sono sempre più lontane dai propri figli e sempre più attanagliate dal difficile momento di crisi generalizzata, una scuola pubblica efficiente può fare davvero la differenza. Il nostro dovere è quello di “entrare” fattivamente e propositivamente nei meccanismi che la regolano e “spendere” un po’ del nostro tempo per impedire, con tutte le nostre forze, che venga dilaniata dai tagli e dalle rinuncie… come? Basterebbe mettere in rete tutte le realtà scolastiche, partendo dai territori, e “puntare” in alto… partendo dalla generazione di una coscienza critica collettiva… basterebbe, almeno per ora, questo.

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